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7 ottimi motivi per studiare giurisprudenza

Sei alla ricerca di buoni motivi per studiare giurisprudenza perché sei molto indeciso sul tuo futuro universitario? Valutare i pro e i contro di una scelta è la cosa giusta da fare, soprattutto quando domina l’indecisione.

Nel caso poi di giurisprudenza ci sono una serie di luoghi comuni da sfatare che depongono a sfavore della facoltà. Ti suggeriamo 7 buoni motivi per cui vale la pena iscriversi. Continua la lettura e prova a fare chiarezza.

1 – Lo studio non è affatto mnemonico

Una delle ragioni che scoraggia i futuri studenti è il tipo di studio previsto dalla facoltà. Molti credono che studiare legge significhi mandare a memoria una norma dopo l’altra. Ora, sarebbe davvero un’impresa titanica riuscire a memorizzare le 2969 leggi del codice civile o le 734 del codice penale.

Uno dei motivi per studiare giurisprudenza, invece, è proprio nel tipo di studio critico previsto dalla facoltà. Allo studente si chiede di capire l’intelaiatura di fondo delle norme, i principi che le sorreggono e i meccanismi che le regolano. Principi e meccanismi sono gli strumenti che ti consentono di contestualizzare, esaminare e interpretare ciascuna norma.

Questo significa che dovrai dare prova di senso critico e apertura mentale perché ti verrà richiesto, per esempio, di applicare ai giorni nostri una legge emanata anni fa. Chiaramente, ci saranno anche delle cose da memorizzare, proprio come accade in qualsiasi altra facoltà. Puoi, però, stare tranquillo: lo studio richiesto non è mnemonico.

2 – Versatilità degli sbocchi professionali

Se consegui la laurea in legge, non devi necessariamente fare l’avvocato. Uno dei motivi per studiare giurisprudenza è la versatilità degli sbocchi professionali a cui la laurea permette di accedere. Qui di seguito, un piccolo elenco delle carriere a cui aspirare al termine degli studi:

  • professioni legali: avvocato, notaio, magistrato
  • ambito internazionale: carriera diplomatica, funzionario in organizzazioni internazionali sia governative sia non governative
  • aziende private: giurista d’impresa, esperto in contrattualistica, consulente legale
  • settore bancario: tecnico del lavoro bancario, esperto in gestione finanziaria, addetto all’intermediazione titoli
  • settore assicurativo: agente assicurativo, perito, liquidatore e valutatore del rischio
  • area mobiliare: operatore di borsa, agente di cambio
  • libera professione: consulente del lavoro, giornalista, procuratore sportivo, agente e perito immobiliare, agente di commercio, consulente in proprietà industriale e intellettuale

3 – Motivi per studiare giurisprudenza? L’impiego pubblico

La laurea in giurisprudenza è una delle più richieste nel settore pubblico. Oltre ai concorsi per la magistratura ordinaria, dà accesso ai concorsi pubblici banditi da:

  • amministrazioni locali
  • ministeri
  • INPS
  • INAIL
  • Agenzia delle entrate
  • prefettura
  • agenzia del demanio
  • Banca d’Italia
  • forze dell’ordine (concorsi per tenenti del corpo commissariato dell’esercito, per ufficiali della guardia di finanza, per commissari della polizia di stato e per commissari di polizia penitenziaria)

4 – È possibile insegnare

L’elenco delle professioni possibili con la laurea in giurisprudenza include anche l’insegnamento. Se il percorso di studi ti ha fatto scoprire la vocazione per l’insegnamento, potrai assecondarla. Questa opzione, infatti, rientra nei nostri 7 motivi per studiare giurisprudenza.

La laurea magistrale in giurisprudenza consente l’accesso alla classe di concorso A-46 – scienze giuridico economiche per l’insegnamento del diritto nelle scuole secondarie superiori.

Per poter fare il professore, però, sono necessari dei crediti in settori disciplinari specifici. Il D.P.R. numero 19 del 2016, infatti, stabilisce l’obbligo dei seguenti crediti:

ambito giuridico

  • 12 crediti nel ssd IUS/01 – Diritto privato
  • 12 crediti nel ssd IUS/04 – Diritto commerciale
  • 2 crediti nel ssd IUS/09 – Diritto pubblico
  • 12 crediti nel ssd IUS/10 – Diritto amministrativo

ambito economico, aziendale e statistico

  • 12 crediti nel ssd SECS-P/01 – Economia politica
  • 12 crediti nel ssd SECS-P/02 – Politica economica
  • 12 crediti nel ssd SECS-P/07 – Economia aziendale
  • 12 crediti nel ssd S/03 – Statistica economica

Se vuoi intraprendere la carriera scolastica, è bene verificare la presenza nel tuo piano di studi degli esami elencati qui sopra. Ovviamente, questi crediti non hanno niente a che vedere con i famosi 24 CFU. Questi ultimi sono un requisito che tutti gli insegnanti devono possedere, indipendentemente dalla materia che insegnano.

Ti stai chiedendo nello specifico cosa potrai insegnare e dove? La tua laurea ti permette, per esempio, di insegnare nei seguenti istituti:

  • liceo delle scienze umane: diritto ed economia politica
  • liceo sportivo: diritto ed economia dello sport
  • istituto tecnico: diritto
  • istituto professionale (servizi, industria e artigianato): diritto ed economia
  • alberghiero: diritto e tecniche amministrative della struttura ricettiva
  • istituto professionale servizi commerciali: diritto ed economia

5 – Intraprendere la carriera di investigatore privato

Con una laurea in giurisprudenza è possibile diventare investigatore titolare di una propria agenzia. Se ti affascina il lavoro investigativo e pensi di voler intraprendere la libero professione, devi seguire un preciso iter.

In Italia esiste una distinzione tra investigatore privato dipendente e investigatore privato titolare di studio. Nel primo caso non è necessaria la laurea, mentre nel secondo è obbligatoria. Più nello specifico devi essere in possesso del titolo e aver svolto un periodo di praticantato di almeno tre anni presso un investigatore privato, con licenza attiva da almeno cinque anni. Non solo, devi anche aver seguito dei corsi di investigazione presso delle scuole o degli istituti universitari ufficialmente riconosciuti dal ministero.

In Italia, però, non esiste un albo professionale. Una volta terminato il tuo corso, inizi subito il praticantato, senza necessità di sostenere un esame di stato per l’iscrizione all’albo.

Non appena termini il praticantato, compi il passo successivo per aprire la tua agenzia. Cosa devi fare? Richiedere una licenza per l’esercizio della professione alla prefettura della città/provincia in cui intendi aprire la tua attività. Ovviamente per avere la licenza d’esercizio sono necessari i seguenti requisiti:

  • partita IVA
  • ufficio-sede indipendente
  • porto d’armi
  • fedina penale pulita

6 – Pluralità di specializzazioni per gli avvocati

Un’altro dei motivi per studiare giurisprudenza è senza dubbio la pluralità di specializzazioni. Poniamo che tu decida di intraprendere la carriera di avvocato, hai la possibilità di scegliere subito tra l’ambito civile e quello penale.

Non solo ciascuno di questi macro settori ti riserva ulteriori possibilità di specializzazione. Supponiamo sempre che tu scelga quello civile. Potrai specializzarti, per esempio, in divorzi o in controversie da parte dei consumatori.

Oggi le aree di specializzazione sono addirittura diciotto. Qui di seguito, te ne elenchiamo alcune:

  • diritto successorio
  • diritto dell’ambiente
  • diritto agrario
  • diritto bancario e finanziario
  • diritto tributario, fiscale e doganale
  • diritto fallimentare e delle procedure concorsuali
  • diritto della navigazione e dei trasporti
  • diritto dell’Unione Europea
  • diritto del lavoro, sindacale, della previdenza e dell’assistenza sociale
  • diritto dell’informatica

7 – Grande richiesta nel settore digitale di laureati in giurisprudenza

Il mondo del lavoro è stato stravolto dall’avvento del digitale. I cambiamenti avvenuti hanno fatto sorgere problemi di natura legale relativamente nuovi. L’economia basata sullo scambio massiccio di dati ha portato con sé un notevole problema di gestione della privacy. Questa esigenza è diventata una fonte occupazionale per i laureati in legge.

L’ultimo dei nostri 7 motivi per studiare giurisprudenza è proprio legato a questo settore e alla nascita di una nuova figura professionale: il responsabile per la protezione e il trattamento dei dati personali o Data Protection Officer (DPO).

Si tratta di una figura comparsa nel mondo del lavoro dopo la promulgazione del regolamento per la protezione dei dati personali del 2016 (GDPR). Il DPO è un consulente tecnico legale con potere esecutivo, il cui compito è informare i clienti delle norme previste dal regolamento europeo e vigilare sulla loro corretta applicazione, fungendo anche da tramite con l’autorità. Come vedi, si tratta di uno sbocco professionale particolarmente interessante per un laureato in giurisprudenza.

Allora, hai fatto chiarezza e ti iscriverai alla facoltà di giurisprudenza?

Credits immagine: AerialMike/DepositPhoto.com

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Meglio un Master o una specialistica in lettere?

Sei a un bivio e ti chiedi: meglio un master o una laurea specialistica in lettere? La risposta non è semplice perché molto dipende dalle tue aspirazioni lavorative, dalla disponibilità di tempo, dalla tua propensione allo studio e anche dalla tua capacità economica.

Se hai bisogno di guadagnare subito, per esempio, è senza ombra di dubbio meglio il master. Inizi la tua carriera professionale e poi ti specializzi investendo meno tempo. In questo caso non sono trascurabili neanche il numero di crediti. Nel caso dei master dovrai ottenere 60 CFU, mentre una specialistica prevede 120 CFU.

Non ti sei ancora iscritto e stai pensando “quale università dopo il liceo classico mi consente di insegnare?” La risposta è la magistrale in lettere.

Master o specialistica: controlla i livelli occupazionali

Meglio un master o una laurea specialistica in lettere? Se la tua indecisione nasce dalle differenze tra le opportunità lavorative garantite dai tuoi titoli, controlla i tassi occupazionali. Verifica cioè i numeri. Non c’è niente di meglio per sgomberare il terreno da qualsiasi tentennamento.

Secondo un’indagine condotta da AlmaLaurea nel 2020, l’88,4% dei diplomati con un master di I livello trova lavoro dopo un anno dal conseguimento.

I numeri sono addirittura migliori per i diplomati con master di II livello, che fanno registrare un tasso occupazionale dell’89%.

Secondo un’indagine sempre AlmaLaurea, risalente al 2019, solo il 71,7% dei laureati magistrali trova un’occupazione stabile a un anno di distanza dal conseguimento del titolo. Come vedi, si tratta di dati che pendono in favore dell’iscrizione a un master.

In realtà, i laureati magistrali impiegano semplicemente più tempo per raggiungere gli stessi tassi occupazionali dei laureati con un master. Servono cioè cinque anni per arrivare a livelli simili.

Cosa è possibile dedurre da questi numeri? Una serie di importanti informazioni:

  • specializzarsi con un master ti aiuta a trovare prima un lavoro qualificato
  • l’opzione migliore dal punto di vista professionale è il binomio formativo magistrale+master
  • la magistrale ti consente comunque ti realizzare i tuoi sogni lavorativi ma in un lasso di tempo superiore

Sogni di occuparti di marketing e comunicazione? Scegli un master

Se i dati occupazionali non ti interessano perché hai già in mente la carriera da intraprendere, la risposta alla domanda “Meglio un master o una laurea specialistica in lettere?” è più complessa.

Poniamo che tu sia attratto dalle nuove professioni digitali e voglia occuparti di web marketing oppure di giornalismo online. Nel tuo caso potresti benissimo cominciare a fare esperienza sul campo e, contemporaneamente, iscriverti a un master per approfondire le tue conoscenze. A differenza dei corsi di laurea, infatti, i master prevedono un orientamento ancora più mirato al mondo del lavoro. Non a caso, il corpo docente è costituito sia da accademici che da professionisti stimati e autorevoli che portano in cattedra la loro esperienza lavorativa. 

L’Università Unicusano ti viene incontro consentendoti di conciliare senza problemi master e lavoro. La formula delle lezioni online, infatti, favorisce gli studenti-lavoratori. Per seguire le lezioni non dovrai fare altro che collegarti alla piattaforma e-learning da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento.

 L’offerta formativa è ampia:

Vuoi insegnare? Iscriviti alla magistrale

Il discorso cambia se desideri diventare un’insegnante. Per accedere alle cattedre nelle scuole di I e II grado, infatti, bisogna essere in possesso della laurea magistrale. Qui di seguito trovi un elenco delle lauree biennali dell’area umanistica che ti consentono di insegnare:

  • LM-1 Antropologia culturale ed etnologia
  • LM-2 Archeologia
  • LM-5 Archivistica e biblioteconomia
  • LM-10 Conservazione dei beni architettonici e ambientali
  • LM-14 Filologia Moderna
  • LM-15 Filologia, letterature e storia dell’antichità
  • LM-39 Linguistica

Il gruppo LM-14, per esempio, include corsi di studio come scienze umanistiche con tanti diversi indirizzi. Unicusano propone due corsi differenti:

  • Diffusione della conoscenza umanistica nelle forme multimediali
  • Lingua e letteratura italiana nella società della conoscenza

Ebbene, la laurea LM-14 ti fa accedere a numerose classi di concorso. Qui di seguito, un piccolo elenco esemplificativo:

  • A-11 – discipline letterarie e latino
  • A-12 – discipline letterarie negli istituti di II grado
  • A-22 – italiano, storia e geografia nella scuola secondaria di I grado
  • A-21 – geografia

Master o laurea specialistica: valuta la tua capacità di studio

Non hai ancora capito se è meglio un master o una laurea specialistica in lettere? Allora, devi fare un piccolo esame di coscienza. Probabilmente, la difficoltà della scelta è dettata da un po’ di stanchezza mentale. Prendere una decisione in un momento di scarsa energia è sbagliato. Rischi, infatti, di avviarti sul percorso più semplice, ma con poca convinzione.

Iscriversi a un master o a una laurea biennale è un passo importante e devi ponderarlo con attenzione. La voglia di metterti sui libri si è notevolmente ridotta? Allora prenditi un periodo di riflessione. Lavora, fai esperienze, tenta un tirocinio. Staccare un attimo ti aiuterà a fare chiarezza più facilmente.

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Cosa scrivere sul profilo Linkedin di un manager?

Vuoi fare un salto di qualità e ti chiedi quale sia il migliore profilo Linkedin di un manager? Prima ancora di capire cosa scrivere, devi concentrarti sull’immagine che vuoi dare di te stesso. Il primo elemento su cui si fisserà l’attenzione dei visitatori è la tua foto. Un profilo Linkedin di un manager deve avere una foto professionale, vale a dire uno scatto a mezzo busto con sfondo bianco e un’ottima illuminazione. Per quanto riguarda l’abbigliamento, ti consigliamo un look formale, ma in linea con il settore in cui lavori. E l’espressione? Meglio sorridente e tranquilla. Niente primi piani troppo seriosi, ma neppure ritratti sopra le righe. Bene, ora sei pronto per scoprire come completare il tuo profilo.

Linkedin per manager: cosa scrivere nel profilo

Sei davanti al computer e hai il blocco dello scrittore? Non trasferire semplicemente il tuo curriculum dal formato cartaceo a quello online. Il CV e il profilo Linkedin sono due cose differenti. Cambia il mezzo e di conseguenza cambiano stile e contenuto.

Per capire come procedere devi porti una domanda molto semplice, la stessa a cui avrai sicuramente pensato durante gli studi universitari. Nel momento in cui hai scelto la tua carriera, infatti, ti sarai chiesto: ma come diventare manager?

I passi compiuti per arrivare alla realizzazione del tuo sogno professionale e le qualità che ti hanno supportato nel percorso sono gli elementi da inserire nel profilo. Per buttare già tutte le informazioni nella maniera corretta, però, fermati un attimo a riflettere sugli aspetti evidenziati dalle domande qui sotto:

  • cosa mi aspetto da Linkedin?
  • quali sono i miei utenti di riferimento?
  • quali sono le competenze utili per il mio pubblico di riferimento?

La definizione degli utenti è importante perché sono questi ultimi a dettare linguaggio e tono. Se ti interessa diventare un punto di riferimento in un determinato settore, per esempio, dovrai assumere un linguaggio creativo e coinvolgente. Al contrario se vuoi cambiare lavoro, ti concentrerai molto sul sommario.

Come scrivere un buon sommario su Linkedin

Con la denominazione sommario si intendono le poche parole che compaiono sotto la tua foto. Il profilo Linkedin di un manager deve avere un sommario scritto bene.

Poniamo che tu ti sia laureato in lettere e abbia qualche piccola esperienza come social media manager. Non puoi creare un profilo con un sommario contente solo le tre parole Social Media Manager. Questa professione, infatti, presuppone un’alta dose di creatività che sarebbe bene mettere subito in mostra.

Per la corretta compilazione del sommario pensa anche alle parole chiave. In fondo, Linkedin è un social che mette in contatto aziende e professionisti. Le società alla ricerca di un manager devono trovarti tra le migliaia di profili disponibili. Nel momento in cui scrivi il tuo sommario, pensa alle parole che un responsabile delle risorse umane userebbe per individuare il profilo di cui necessita la sua azienda. Una volta compilata la tua bella lista, fai un po’ di ricerche su Linkedin. Questo passaggio ti serve sia per testare le parole chiave prescelte sia per dare un’occhiata ai profili degli altri iscritti al social. Prendere ad esempio le presentazioni degli altri manager, infatti, ti serve per creare un tuo profilo competitivo e ben organizzato.

Linkedin per manager: studi, esperienze professionali e competenze

Il profilo Linkedin di un manager deve contenere una panoramica della formazione, completa ma non prolissa. Indica i titoli di studio principali ed elenca solo eventuali corsi e seminari particolarmente qualificanti per il tuo ruolo professionale.

Lo stesso discorso vale anche per le esperienze lavorative. Ricordati sempre di essere sintetico, ma esaustivo. Formazione ed esperienze lavorative hanno uno scopo preciso: consentire all’utente di inquadrare la tua professionalità. Ed è con questo obiettivo bene in mente che vanno selezionate le informazioni.

Non dimenticare di inserire anche le competenze. Linkedin consiglia di indicarne almeno cinque e di metterne in evidenza tre. Elenchi lunghissimi con tutte le tue abilità sono noiosi e rischiano di essere controproducenti. Chi legge, infatti, potrebbe avere l’impressione di una scarsa sincerità.

Scegli solo le competenze funzionali al tuo profilo e chiedi ad altri colleghi di confermarle. Non inviare la richiesta di conferma a colleghi qualsiasi. Scegli con cura e seleziona sempre manager di alto profilo. Se la conferma delle competenze arriva da un professionista stimato, ha sicuramente più valore.

Ultimi consigli per il profilo Linkedin di un manager

Non dimenticare la cover. Di cosa si tratta? Della foto di testata che fa da sfondo alla tua immagine. Scegli una foto che ti racconti o che sia correlata al tuo settore professionale. Se sei un manager nel settore HR, per esempio, adotta una bella immagine ispirata al mondo delle risorse umane. Puoi anche scegliere una cover con un’opera d’arte, una citazione, un aforisma o una frase che ti rappresenta.

Non tralasciare neppure il riepilogo, vale a dire il testo in cui fornisci all’utente le informazioni chiave che ti riguardano. Il consiglio è sempre lo stesso: seleziona bene le informazioni, non dilungarti troppo e prova a essere incisivo ed esaustivo.

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Studiare 24 ore di fila è davvero una buona idea? Come organizzare lo studio

Studiare 24 ore di fila? Se ti stai ponendo questa domanda, appartieni forse alla categoria degli studenti che non conosce la parola costanza. Gli studenti universitari e non, infatti, si dividono in due categorie, vale a dire i costanti e i maratoneti. I primi sono in grado di stabilire un programma e seguirlo passo dopo passo, investendo un tot di ore al giorno nello studio. I maratoneti, invece, si riducono all’ultimo secondo, sottoponendosi a grandi sforzi e concentrando lo studio in pochi giorni.

Quest’ultima modalità non è sicuramente la più facile e la meno stressante. Perché adottarla allora? Le maratone da 24 ore sono accettabili in una serie di situazioni: lavori e non hai altre opzioni, devi accudire la famiglia e hai poco tempo, la tua modalità di studio in stile maratoneta è ormai talmente consolidata che non riesci a fare diversamente. Se ti riconosci in una delle tre situazioni appena elencate, scopri come preparare i tuoi esami universitari senza rimandarli e come organizzare le tue sessioni da 24 ore. 

Studiare un giorno intero: programma pause regolari

La principale difficoltà di un programma che prevede di studiare 24 ore di fila è la stanchezza. Rischi cioè di affaticare la mente e di non riuscire ad assimilare informazioni e concetti nuovi. Il segreto in questo caso è fare tante pause. Nelle tue 24 ore sono previste almeno 8 ore di sonno e almeno 2 ore per il pranzo e per la cena. Questo significa che hai 14 ore da dedicare allo studio. Sono decisamente tante, le pause quindi sono più che necessarie. Programma una pausa di 5 minuti ogni 25 minuti e totalizzerai circa 12 ore di studio. Cosa fare, però, in quel breve lasso di tempo per staccare davvero? Non ti conviene controllare sempre il cellulare perché la pausa rischia di sforare i 5 minuti. Per distrarti davvero le cose migliori da fare sono:

  • bere qualcosa (acqua o succo di frutta. Non esagerare con caffè e tè)
  • mangiare uno spuntino leggero con della frutta
  • fare un po’ di stretching
  • migliorare la concentrazione con qualche esercizio di respirazione
  • ascoltare una canzone per ridarti la carica

Studiare 24 ore di fila: cerca di raggiungere lo stato di flow

Dubiti che fare una pausa ogni 25 minuti ti consenta di raggiungere il tuo obiettivo di studio? In realtà, non è così. Venticinque minuti, infatti, è il lasso di tempo di cui ha bisogno il nostro cervello per entrare a pieno titolo nel cosiddetto stato di flow-flusso.

Si tratta di un concetto teorizzato dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi. Quest’ultimo ha usato la definizione stato di flusso per identificare quel momento in cui mente e corpo sono totalmente assorbiti dalla stessa azione, che può essere fisica o intellettuale. Per intenderci meglio: hai presente quando fai qualcosa che ti assorbe talmente tanto da non accorgerti di quanto ti accade intorno? Ebbene, quello è lo stato di flow.

Per studiare 24 ore di fila, ottenendo il massimo risultato possibile, devi entrare in questa condizione di concentrazione assoluta. Si tratta cioè di una sorta di stato di grazia in cui sei quello che stai facendo. Ci sono almeno 3 cose da fare per facilitare il raggiungimento di questo altissimo livello di concentrazione:

  • fissa degli obiettivi chiari e precisi (tot pagine da studiare e di esercizi da fare)
  • alza l’asticella e stabilisci degli “obiettivi sfida”. Se vuoi tenere alto il ritmo e impedire alla noia di avere la meglio, devi creare il giusto equilibrio tra le difficoltà da affrontare e le tue competenze individuali. Dodici ore di studio sono tante e un pizzico di sfida con se stessi è fondamentale per tagliare il traguardo
  • alterna studio teorico ed esercizi pratici. Lo stato di flow si alimenta con continui feedback. Più metti alla prova quanto hai appreso e più ti senti motivato. Ecco perché è importante fare subito esercizi pratici oppure completare un argomento e sottoporsi a un piccolo test/simulazione d’esame

Studiare tante ore di seguito: alterna lettura silenziosa e lettura ad alta voce

Una ricerca dell’Università di Waterloo (Canada) ha dimostrato che la lettura ad alta voce aiuta l’apprendimento. Se leggi ad alta voce, infatti, assimili la stessa informazione in due modi: attraverso la vista e attraverso l’udito (riascolti le parole dalla tua voce). Si tratta di una modalità che aiuta molto la memoria a lungo termine, grazie al cosiddetto effetto produzione.
Certo leggere tutto il materiale di un esame ad alta voce non è fattibile. Ti stancheresti molto di più e, soprattutto, impiegheresti molto più tempo. Come fare allora? Ecco a te qualche suggerimento:

  • leggi e sottolinea i concetti chiave di ogni singolo capitolo
  • rileggi ad alta voce solo i concetti chiave e fallo lentamente per accertarti di aver compreso tutto per bene. Puoi anche leggere i singoli concetti più di una volta. Dopo questa fase prenditi una piccola pausa
  • copri ciascuno dei passaggi chiave sottolineati con la mano e cerca di spiegargli ad alta voce. Usa il metodo del teach to learn. Cosa significa? Cerca di esprimere le informazioni con parole tue e in modo semplice, come se le stessi spiegando a qualcuno

Come vedi, questo metodo ti consente di memorizzare nozioni nuove, rielaborarle con parole tue e metterti alla prova verificando quanto e cosa hai assimilato. Se ti rendi conto di non aver appreso bene dei concetti, puoi rimediare ripetendo i passaggi qui sopra.

Non pensare all’esame o alla prova da sostenere

Per studiare 24 ore di fila non devi pensare all’esame da affrontare. È vero forse ti sei ridotto all’ultimo minuto e la data della prova è davvero ravvicinata. Devi provare, però, a non pensarci. In caso contrario studiare tante ore sarà impossibile. Subentreranno, infatti, sentimenti come stress, tensione, delusione e rabbia per la tua incapacità di essere costante.

Per far sì che lo studio sia sereno e rilassato e le ore diventino produttive devi concentrarti sul processo di apprendimento, mettendo da parte il risultato che vuoi ottenere (superare l’esame con un voto decente/buono).

Se ti focalizzi solo sulla sfida di apprendere quella determinata materia, il buon esito dell’esame verrà da solo.  Non si tratta di un semplice incoraggiamento, ma di una “promessa” che si fonda sui risultati di una ricerca condotta a Stanford. I ricercatori cioè hanno dimostrato che gli studenti migliori sono quelli capaci di concentrarsi sul processo di apprendimento e non sul voto da conquistare.

Adottare questa forma mentale ti permette davvero di padroneggiare materie considerate difficili, come diritto privato, scienza delle costruzioni, matematica e così via. Poniamo che tu non sia riuscito a studiare tutto il programma perché, nonostante le tue full immersion, il tempo a disposizione si è rivelato insufficiente. Ebbene, conoscerai così bene le nozioni principali da riuscire, con tutta probabilità, a superare la prova.

Consigli pratici per studiare 24 ore di fila senza impazzire

Ecco a te qualche piccolo consiglio pratico per riuscire a stare seduto alla scrivania per tanto tempo:

  • alzati spesso per sgranchirti le gambe
  • tieni la scrivania sempre in ordine
  • apri ogni tanto le finestre per cambiare l’aria
  • cerca di bere spesso (la disidratazione non aiuta il lavoro del cervello)
  • fai pasti equilibrati. Ci sono alimenti in grado di aiutarti a studiare. Potresti mangiare, per esempio, i mirtilli che favoriscono la rigenerazione delle cellule cerebrali. Per la memoria, invece, servono carne di pollo e uova. Infine se vuoi ridurre l’ansia, scegli salmone, noci, trote, semi di lino, semi di zucca e sardine.

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Perché dare subito un esame difficile e NON rimandarlo?

Hai un calo di concentrazione e ti chiedi perché dare subito un esame? Di solito, gli studenti universitari tendono a rimandare i cosiddetti “esami bestia nera”, vale a dire le materie considerate più difficili del percorso. Per gli iscritti a giurisprudenza si tratta di procedura civile o diritto penale, mentre per gli iscritti a ingegneria il primo posto tra le materie più ostiche spetta a scienza delle costruzioni. Procrastinare non è mai la scelta più giusta, soprattutto quando l’esame in questione è abbastanza complesso. Scopri insieme a noi perché dovresti sostenere subito le “bestie nere” del tuo corso di laurea.

Gli effetti negativi del procrastinare gli esami

Perché dare subito un esame? Inizialmente, rimandare una prova può sembrare una cosa da poco. Semplicemente, passi a un’altra materia e hai la sensazione di procedere comunque lungo il tuo percorso universitario. Si tratta, però, di una percezione ingannevole perché gli esami restano lì fermi e diventano uno scoglio sempre più grande con il trascorrere del tempo. Ti elenchiamo qui sotto alcune delle conseguenze negative del rimandare una prova:

  • ritrovarsi a fine percorso con gli esami del primo anno
  • non avere più il ricordo fresco delle lezioni, che andranno tutte riprese
  • maggiore stanchezza mentale causata dall’aver già dato un certo numero di esami
  • riduzione della possibilità di sostenere l’esame in questione con i propri compagni di studio (che con tutta probabilità lo avranno già dato)
  • aumento della sensazione di frustrazione di fronte a una materia che avresti già dovuto dare
  • accentuazione della paura del fallimento

Purtroppo, tutti questi effetti collaterali ne producono un altro che è davvero pericoloso per gli studenti: la dilatazione dei tempi con la conseguenza di andare fuori corso. Già solo la possibilità di evitare questo rischio, dovrebbe farti capire perché è importante dare subito un esame difficile, anche quando non sei preparato abbastanza o credi di non essere preparato abbastanza. 

Rimandare esami: eccesso di perfezionismo

I motivi per cui si tende a rimandare un esame possono essere diversi. Si va da quelli banali, come la scarsa preparazione, a quelli meno scontati. Tra questi ultimi, per esempio, c’è la mania del perfezionismo. Cosa significa? Quando l’esame da affrontare è considerato complesso, si viene colti dall’idea di dover studiare tutto alla perfezione, pena il mancato superamento della prova.

Eccedere nel perfezionismo può avere come effetto controproducente l’ingresso nel tunnel “non sono abbastanza preparato”. Questo pensiero impedisce, il più delle volte, di presentarsi davanti al docente e sostenere l’esame. Se appartieni a questa categoria di studenti, devi assolutamente fare un tentativo, perché dare subito un esame difficile ti consente di evitare la frustrazione e lo sconforto. La tua situazione, infatti, è più complessa rispetto a quella di chi non ha studiato o si è preparato poco. Tu hai studiato, ma non ritieni di averlo fatto al punto da raggiungere il livello di perfezionismo che ti sei prefissato. Questa sensazione scatena insoddisfazione e abbattimento, due grandi nemici della concentrazione e della motivazione. Impiegherai così il doppio del tempo per preparare l’esame e finirai inevitabilmente per trascurare le altre materie e per ritrovarti in ritardo con le sessioni. 

Come evitare l’esagerata pignoleria

Quando fissi standard troppo alti, non riesci più ad applicare una strategia di studio finalizzata al superamento dell’esame. Il tuo obiettivo, infatti, non è conoscere la materia per filo e per segno. Quando ti metti a studiare hai uno scopo ben preciso: superare l’esame. Hai un certo lasso di tempo a disposizione, devi preparare anche altre prove e pretendere di conoscere a menadito un programma non ti aiuta a pianificare correttamente lo studio.

Ci sono, infatti, aspetti di una materia più importanti rispetto ad altri. Ti basta porti una domanda: su quali argomenti si è soffermato maggiormente il professore? Questa è già una linea guida che ti dà un’idea di cosa meriti maggiore attenzione. Prova a esercitare anche il tuo spirito critico e a valutare gli argomenti da approfondire di più. 

Qui sotto, trovi qualche piccolo suggerimento per studiare senza eccedere nel perfezionismo:

  • ridimensiona i tuoi standard e non assecondare la tua tendenza alla pignoleria
  • evita di giudicare l’esame difficile come una materia a sé stante. Consideralo solo una tappa del tuo percorso insieme a tutti gli altri esami
  • coltiva la sicurezza in te stesso e la tua capacità critica
  • adotta una strategia di studio: prendi appunti e rielaborali, pratica l’ascolto attivo durante la lezione, allena la lettura veloce, usa parole e concetti chiave per fissare gli argomenti principali

Dare subito un esame per esorcizzare la paura

Hai studiato controvoglia? Ti sei impegnato ma non sei soddisfattissimo dei risultati raggiunti? Ti sei preparato con l’ansia di non essere in grado di superare l’esame che giudichi troppo difficile per te? In tutti questi casi dovresti mettere da parte le tue convinzioni e presentarti in aula tenendo bene a mente due cose, vale a dire potresti non superarlo e stai facendo un semplice tentativo con l’obiettivo di:

  • scoprire in cosa consiste esattamente la prova
  • individuare meglio i tuoi punti deboli
  • capire quanto e come studiare 
  • rompere il ghiaccio

Presentarti con questo spirito aumenta, senza dubbio, le tue chance di superare l’esame. Magari non otterrai un voto altissimo, ma puoi sempre decidere di rifiutare e ripetere. Dovrai essere tu a fare le giuste valutazioni in base alla tua media e ai tempi. Dai comunque prima un’occhiata al regolamento universitario. Ci sono atenei che consentono di ripetere un esame senza problemi e atenei che impongono il salto d’appello. Di cosa si tratta? Poniamo che in una sessione ci siano tre date. Puoi tentare nella prima e nella terza data, dovrai cioè saltare la seconda.

Perché dare subito un esame complesso? Testi la tua strategia

Quando arrivi all’università dopo 13 anni di scuola hai un certo bagaglio di nozioni di base, ma spesso ti manca un metodo di studio. Hai semplicemente imparato delle cose, senza che nessuno ti abbia veramente insegnato come farlo. Per riuscire negli studi universitari, invece, non bisogna essere dei geni con quozienti intellettivi superiori alla media. È indispensabile avere un metodo. 

Prima di iniziare a studiare fermati un attimo e metti a punto la tua strategia. In questa fase tieni a mente che hai delle tempistiche da rispettare e che il tuo obiettivo è il superamento degli esami. Punta tutto sull’organizzazione: cosa fare, quando e come. Non guasta anche pensare che il tuo percorso dovrebbe essere sempre il più sereno possibile.

Quale prova migliore per testare l’efficacia del metodo prescelto se non l’esame più difficile per eccellenza? Se la tua strategia si rivela vincente e superi la prova, la tua autostima cresce, la motivazione si consolida e il percorso si rivela in discesa. Nella situazione contraria, invece, farai tesoro del piccolo intoppo per migliorare il tuo metodo. 

Imparare a ridimensionare il fallimento

La bocciatura dovrebbe essere un’eventualità da mettere sempre in conto. Perché dare subito un esame? Per imparare a ridimensionare il fallimento o meglio per imparare a non considerarlo tale. A tutti capita di non centrare subito gli obiettivi al primo colpo. È solo un tentativo andato male che non pregiudica il successo del secondo tentativo. Per acquisire questa mentalità evita a tutti i costi di procrastinare, perché rimandare è solo un modo per assecondare le proprie paure e ingigantire frustrazione e abbattimento.

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Diploma in ragioneria: cosa fare dopo?

Hai digitato online diplomato in ragioneria cosa fare dopo? Se sei indeciso sul tuo futuro dopo il diploma, ti aiutiamo a fare chiarezza. Il tuo titolo di studio ti consente di cimentarti subito nel mondo del lavoro o di proseguire gli studi. Devi solo fermarti un attimo a riflettere e scoprire cosa vuoi fare davvero. Potresti anche decidere di non scegliere tra l’una o l’altra opzione e diventare uno studente lavoratore. Per capire meglio quali sono le tue opportunità, leggi la nostra guida qui sotto.

Cosa fare dopo ragioneria: gli sbocchi lavorativi

La domanda “diplomato in ragioneria cosa fare dopo?” ha una risposta più che ovvia: il ragioniere. Come sicuramente sai, la riforma Gelmini del 2006 ha rivoluzionato le denominazioni degli istituti tecnici. La vecchia ragioneria I.G.E.A (indirizzo giuridico, economico, aziendale), che dava accesso al diploma di ragioniere e perito commerciale, è stata sostituita dal nuovo indirizzo in amministrazione, finanza e marketing.

Dopo aver concluso i cinque anni di scuola, consegui un titolo che ti dà accesso immediato al mondo del lavoro. Potrai cioè inserirti nel settore amministrativo e contabile di:

  • assicurazioni
  • banche
  • aziende private
  • aziende pubbliche
  • imprese di servizi
  • imprese commerciali
  • studi di consulenza

Andresti cioè a occuparti di contabilità, amministrazione, gestione del personale, gestione commerciale e così via. Hai inoltre l’opportunità di lavorare sia come dipendente che come libero professionista. In questo secondo caso sarai a capo di un tuo studio di fornitura di servizi di ragioneria e contabilità alle aziende clienti.

Se il ruolo di ragioniere contabile non ti attira, puoi tentare la carriera di amministratore di condominio. Dopo il diploma, segui semplicemente un corso specifico e sostieni un esame finale. Quest’ultimo, infatti, ti consente di ottenere l’idoneità all’esercizio della professione. 

Un’altra delle professioni abbastanza in linea con il corso di studi in ragioneria è quella del perito assicurativo. Per intraprendere questa carriera sono necessari 2 anni di tirocinio presso un perito abilitato. Dopodiché hai diritto a sostenere la prova CONSAP per conseguire l’abilitazione e diventare a tutti gli effetti un perito assicurativo.

Diplomato in ragioneria cosa fare dopo: laurea in economia

Se vuoi continuare a studiare, il tuo dubbio sarà sicuramente dopo ragioneria quale facoltà scegliere? Ebbene, lo sbocco naturale sarebbe la laurea in economia. Le materie che hai studiato alle superiori, infatti, ti consentono di affrontare il percorso di studi in economia con una certa tranquillità. Il piano di studi della laurea in economia aziendale e management (L-18), infatti, include i seguenti esami:

  • economia aziendale
  • statistica
  • diritto pubblico
  • ragioneria generale e applicata
  • economia e gestione delle imprese
  • diritto del lavoro
  • organizzazione aziendale

Come puoi notare, si tratta di materie di cui disponi già un’infarinatura. Scegliendo economia, inoltre, hai comunque la possibilità di fermarti alla laurea triennale oppure di investire altri due anni e proseguire con la laurea magistrale. 

Laurearsi in giurisprudenza e diventare avvocato tributarista

Un’altro degli sbocchi possibili è la laurea in giurisprudenza. Durante gli anni di ragioneria, infatti, non si studiano solo materie economiche, ma anche diritto.

Potresti decidere, dunque, di iscriverti alla facoltà di giurisprudenza con un obiettivo preciso: diventare un avvocato tributarista.

Si tratta, infatti, di una figura professionale che riunisce sia le competenze in diritto che quelle in materia fiscale e tributaria e le mette a disposizione dei clienti alle prese con problemi di natura fiscale. Si occupa cioè di difendere i clienti davanti alle commissioni tributarie (contenziosi tributari). In realtà, il lavoro non si esaurisce in tribunale perché questi professionisti svolgono anche attività di consulenza in materia fiscale.

L’iter per diventare avvocato tributarista è abbastanza lungo. Dopo la laurea in giurisprudenza, infatti, è necessario il periodo di praticantato di 18 mesi presso uno studio legale e il superamento dell’esame di Stato per ottenere l’iscrizione all’albo degli avvocati e l’idoneità all’esercizio della professione forense. La materia tributaria, tra l’altro, è così specifica che sarebbe bene fare il praticantato presso uno studio di avvocati tributaristi oppure seguire un master post laurea.

Iscriversi a ingegneria, matematica o statistica

Trattandosi di un istituto tecnico molto completo, la domanda un “diplomato in ragioneria cosa fare dopo?” può avere come risposta anche l’iscrizione a facoltà universitarie come ingegneria, informatica, matematica o statistica.

La formazione ricevuta, infatti, consente di intraprendere tutti questi percorsi. Ovviamente, la preparazione scolastica è solo una base di partenza. Nessuno ti impedisce, per esempio, di scegliere una facoltà come Lingue e letterature straniere. In fondo, durante i cinque anni delle superiori hai studiato ben due lingue straniere!

Se invece vuoi sfruttare appieno la formazione ricevuta, potresti optare per una facoltà come ingegneria gestionale. Il piano di studi prevede materie che troverai molto interessanti, soprattutto se hai apprezzato il programma dei tuoi cinque anni di ragioneria. Nel corso della laurea triennale, infatti, ti ritroverai a dover sostenere esami in economia applicata all’ingegneria, logistica, gestione aziendale, sistemi integrati di produzione e gestione dei sistemi produttivi.

Allora cosa pensi di fare dopo il diploma: vuoi lavorare subito oppure proverai a continuare a studiare?

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Come scrivere un curriculum vitae per uno psicologo?

Vuoi capire come scrivere un curriculum vitae per uno psicologo perché sei agli sgoccioli del tuo percorso all’Università di Rieti? Il CV è il biglietto da visita fondamentale per trovare lavoro. I curriculum non sono tutti uguali, ma cambiano in base alla professione. Per quanto riguarda formattazione e informazioni dovrai seguire delle regole generali. Hai bisogno, però, di consigli specifici per esaltare al meglio le tue capacità come psicologo. Allora, armati di carta e penna e segnati i nostri suggerimenti per un perfetto CV da psicologo.

Curriculum vitae per uno psicologo: le informazioni fondamentali

Nello scrivere il curriculum devi attenerti a qualche piccola regola, come non superare le 2/3 pagine e inserire sempre le seguenti informazioni:

  • dati personali e di contatto
  • esperienze professionali
  • percorso formativo
  • autorizzazione al trattamento dei dati personali, con una dicitura simile a questa: Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi dell’art. 13 Dlgs 196 del 30 giugno 2003 e dell’art. 13 GDPR (Regolamento UE 2016/679) ai fini della ricerca e selezione del personale

Suddividi il curriculum in blocchi e usa un carattere semplice, come Arial o Times New Roman. Per favorire la lettura adotta l’interlinea da 1,5 e stai molto attento anche all’ortografia. Prima di inviare il CV, infatti, ti conviene sempre controllare in modo da correggere eventuali refusi, che non colpiscono mai favorevolmente i selezionatori.

Come esaltare le esperienze da psicologo

Le esperienze lavorative sono il cuore del curriculum vitae di uno psicologo. Non è sufficiente indicare il periodo, il datore di lavoro e la mansione. Sarebbe bene spiegare in maniera molto sintetica l’attività svolta, in modo da evidenziare la propria professionalità.

Qui di seguito, ti proponiamo un esempio corretto e uno sbagliato di CV con le esperienze lavorative presentate in maniera descrittiva. È molto importante fornire anche qualche piccolo dato utile riguardo i risultati ottenuti in modo da facilitare la riuscita del colloquio.

Esempio corretto:

  • Aprile 2019 – Giugno 2021
  • Centro Mental Health
  • Contatto settimanale diretto con 20 pazienti autistici
  • Sedute di musicoterapia e arteterapia con miglioramenti evidenti nel 60% dei pazienti
  • Servizio di consulto e assistenza online e via chat

Esempio scorretto

  • Aprile 2019 – Giugno 2021
  • Centro Mental Health
  • Terapia psicologica di sostegno e consulenza online

Come vedi, il primo esempio racconta molto di più del candidato. Non solo, il selezionatore ha un’idea precisa delle mansioni svolte e ha anche un piccolo riscontro delle capacità in base ai risultati riportati. Per essere convincenti, però, bisogna dire la verità. Se vuoi sottolineare gli eventuali obiettivi raggiunti, non puoi mentire o trasformare in positivo un risultato negativo. In questo caso diventi poco credibile e la bugia ti si ritorcerà sicuramente contro.

CV psicologo alle prime armi

Ti sei appena laureato e non hai molte esperienze, ma vuoi cominciare a cercare lavoro? Allora, dovrai sottolineare molto bene il tuo percorso formativo e valorizzare gli stage, i tirocini e le piccole esperienze fatte.

Se hai fatto solo uno stage durante il periodo universitario, per esempio, devi specificare bene le mansioni svolte. Poniamo che ti sia laureato in Psicologia, Scienze e Tecniche psicologiche (L24) e abbia fatto un periodo di stage in azienda nel settore risorse umane. Hai terminato gli studi e vuoi inviare il tuo CV per lavorare proprio in questo ambito. Come esaltare la tua unica esperienza? Qui di seguito, ti proponiamo sempre la versione sbagliata e quella corretta.

Esempio giusto

  • Gennaio 2021 – Giugno 2021
  • Società Happy at Work 
  • costruzione di 3 gruppi di ascolto per dipendenti
  • somministrazione di questionari per sondare i temi della salute al lavoro
  • colloqui personali e di gruppo per il miglioramento del benessere dei dipendenti
  • introduzione di un protocollo di prevenzione dei fenomeni di mobbing

Esempio sbagliato

  • Gennaio 2021 – Giugno 2021
  • Società Happy at Work 
  • coaching aziendale e colloqui personali e di gruppo

Quali competenze inserire nel CV?

Nel curriculum vitae di uno psicologo vanno inserite anche una serie di competenze, da elencare dopo le informazioni essenziali citate sopra. Non si tratta delle cosiddette competenze tecniche, quelle cioè che hai acquisito nel tuo percorso di studi. Un selezionatore le desume dal tipo di studi che hai fatto e hai debitamente indicato.

Devi citare le cosiddette soft skills. Cosa sono? Si tratta delle qualità trasversali riguardanti la sfera personale, che per uno psicologo sono importanti. Non creare un elenco lunghissimo perché altrimenti rischi di scrivere un CV troppo prolisso e di annoiare il tuo selezionatore. Bastano un massimo di 3/5 abilità. Qui di seguito, trovi un esempio di quelle considerate indispensabili per intraprendere la professione di psicologo:

  • capacità di osservazione
  • senso critico
  • affidabilità e integrità
  • abilità di negoziazione
  • empatia
  • altruismo
  • autocontrollo emotivo e propensione alla gestione dello stress anche nelle situazioni difficili
  • valorizzazione degli altri, intesa come capacità di far emergere le esigenze di crescita dando rilievo alle abilità che ciascuno possiede
  • propensione all’ascolto e al dialogo
  • capacità di pensiero analitico
  • capacità di creare intorno a sé un clima di fiducia

Allora, sei pronto a scrivere il tuo curriculum vitae da psicologo?

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Come diventare autore radiofonico: studi e possibilità

Hai una passione per la radio e ti piacerebbe capire come diventare autore radiofonico? Allora, sei nel posto giusto. La radio non è affatto morta come mezzo di comunicazione. Chi era pronto a suonare le campane a lutto per via di internet e dei social ha commesso un errore. La radio, infatti, ha subito un’evoluzione interessante, soprattutto dopo la diffusione dei podcast.

Allora, sei pronto a scoprire tutto quello che c’è da sapere su questa affascinante professione? 

Diventare autore radiofonico: compiti

Prima ancora di capire come diventare autore radiofonico, è bene chiarire cosa fa di preciso questo professionista.

Per dirla in maniera semplice, un autore radiofonico crea i format dei programmi. Il lavoro avviene su commissione oppure in modalità autonoma. L’autore può cioè essere contattato da un editore per la creazione di un programma oppure scrivere un format e proporlo a un editore.

In altri casi ancora viene chiamato a lavorare su un format già esistente. In quest’ultima situazione utilizza la propria creatività al servizio di un programma già strutturato. 

In realtà, il lavoro non prevede solo programmi ma anche i cosiddetti documentari radiofonici. Si tratta di veri e propri documentari, di cui l’autore scrive la storia e le domande da sottoporre agli intervistati. Quest’ultimo prodotto, per esempio, è cresciuto molto grazie alla spinta dei podcast. 

Requisiti per lavorare come autore radiofonico

Ci sono dei requisiti che un autore radiofonico deve assolutamente possedere e senza i quali è impossibile intraprendere questo percorso professionale:

  • creatività
  • ottima padronanza della lingua italiana
  • conoscenza del mezzo

Non solo, un autore lavora in collaborazione con diversi professionisti. Non si tratta, infatti, di un’occupazione solitaria, ma di un ruolo che prevede la sinergia con editori, redattori e speaker radiofonici. È importante, quindi, avere qualità caratteriali come la propensione al lavoro in team, l’empatia, la capacità di fare squadra e di accettare le critiche. Quest’ultima qualità, per esempio, è molto importante per tenere a bada ansia e stress. Il tuo lavoro, infatti, sarà soggetto a critiche sia da parte degli addetti ai lavori che dei destinatari finali, vale a dire gli ascoltatori. Imparare a dare il giusto peso ai commenti è davvero una dote indispensabile, anche perché l’approvazione o la disapprovazione del pubblico determina la prosecuzione o meno dei progetti.

Percorso di studi per diventare autore radiofonico

La nostra guida su “come diventare autore radiofonico” non può non soffermarsi sugli studi necessari per aumentare le chance di fare questa professione. Tutte le lauree inerenti le materie umanistiche e la comunicazione sono perfette.

Una laurea in studi umanistici, infatti, ti consente di acquisire la giusta padronanza della lingua e ti fornisce una serie di conoscenze importanti per lavorare in radio. Un percorso come quello previsto dalla laurea in lettere L-10 con curriculum Diffusione della conoscenza, per esempio, prevede esami interessanti per un autore radiofonico:

  • letteratura italiana
  • grammatica normativa della lingua italiana
  • teoria dei linguaggi e dei nuovi media
  • tecnologie della comunicazione digitale

Un autore radiofonico moderno, infatti, deve padroneggiare più linguaggi. I mezzi di comunicazione degli anni duemila sono caratterizzati da una certa commistione di stili e il digitale è entrato anche nella radio. Per questo motivo sono importanti esami come quelli elencati. E sempre per lo stesso motivo, risultano valide le seguenti lauree in comunicazione:

  • laurea in sociologia (L-40)
  • laurea in comunicazione digitale (LM-59)
  • laurea in comunicazione (L-20)

Per avere ulteriori strumenti a tua disposizione è possibile anche seguire dei master specifici post laurea, soprattutto in caso di provenienza da percorsi di studio diversi da quelli indicati.

Unicusano, per esempio, propone diversi master in comunicazione della durata di 1500 ore, i cui programmi prevedono video lezioni, seminari ed esercitazioni. Sono attivi sia master di I livello per studenti in possesso del titolo triennale che master di II livello per studenti con la laurea magistrale.

Le modalità di lavoro

Di solito un autore radiofonico è un professionista freelance. Il lavoro avviene cioè su progetto, con un contratto per ogni singolo programma/collaborazione.

Si tratta, quindi, di una figura indipendente. Non è da escludersi del tutto, però, il lavoro come dipendente, soprattutto nel caso di grandi emittenti nazionali.

Proprio per le caratteristiche di questo lavoro acquisire esperienza e farsi conoscere è molto importante. Tra i requisiti fondamentali dell’autore radiofonico, infatti, va inclusa anche la capacità di fare networking e di tessere più relazioni sociali a scopo lavorativo. Sono importanti, tra l’altro, flessibilità e adattabilità perché si tratta di una professione con picchi occupazionali molto irregolari. Non sei un impiegato che timbra ogni giorno il suo bravo cartellino ed entra ed esce dall’ufficio alla stessa ora. Il tuo lavoro potrebbe essere caratterizzato da un’alternanza tra momenti di impegno intenso e regolare e momenti di calo. Se sei una persona che ha bisogno di sicurezza e di continuità lavorativa, valuta con attenzione questa professione prima di cimentarti.

Come cominciare a lavorare

Per capire davvero come diventare autore radiofonico devi metterti alla prova prima di finire gli studi. È importante, infatti, cimentarsi subito con la creazione di un format o di un documentario radiofonico.
Da questo punto di vista hai due possibilità davanti a te: entrare nella radio dell’università oppure creare un blog dove postare le tue idee o i tuoi esperimenti radiofonici (podcast e documentari). Entrambe le modalità ti permettono di fare esperienza e di presentarti per un colloquio in una radio con qualcosa da mostrare. Per gli eventuali datori di lavoro i tuoi piccoli passi nel mondo radiofonico costituiranno un elemento in più di valutazione. 

Esistono poi diversi contest a livello nazionale e internazionale a cui puoi partecipare con i tuoi progetti.

Se poi ti piace stare davanti a un microfono, nessuno ti vieta di abbinare entrambe le professioni. Potresti cioè diventare uno speaker radiofonico e un autore dei tuoi programmi. Chiaramente, dovrai anche seguire un percorso di studi aggiuntivo che ti consenta di padroneggiare tempi e modalità della conduzione radiofonica.

Allena la tua creatività

L’ultima parte della guida su “come diventare autore radiofonico” è un consiglio valido sempre, anche quando sarai riuscito a fare il mestiere dei tuoi sogni.

Per poter aumentare le tue chance di lavorare in radio come autore devi mantenere sempre viva la tua creatività. Trovare un’idea per un format non è semplice e le radio sono sempre a caccia di persone in grado di sfornare buone idee. Come autore freelance trovare lavoro significa proporre le tue idee affinché qualcuno le opzioni. Devi, quindi, fare delle ricerche, capire l’orientamento del pubblico, studiare il mezzo e le sue evoluzioni, ascoltare i programmi di maggior successo, concentrandoti anche sulle proposte delle radio straniere, e sfornare idee. Sfornare quante più idee è possibile, utilizzandole come esercizio per tenere sempre attiva la tua creatività.

Una volta terminato il percorso di formazione e cumulato un certo ventaglio di progetti, puoi stabilire a chi presentarli. Individua cioè le emittenti più vicine al tipo di format elaborato e, di conseguenza, più interessate (almeno ipoteticamente) alle tue idee.
A questo punto devi lasciare campo libero a un’altra delle qualità che un autore radiofonico dovrebbe possedere: l’intraprendenza. Per avere delle opportunità concrete di ottenere il lavoro non ti resta che contattare le radio e proporti per un appuntamento. Se la tua idea è buona, hai fatto le giuste ricerche sulle tendenze del momento e hai una certa capacità di presentare i tuoi progetti, avrai ottime possibilità di suscitare l’interesse delle radio.

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Dove studiare all’aperto a Rieti e dintorni?

Sta arrivando la bella stagione e ti stai chiedendo dove studiare a Rieti all’aperto? Studiare immersi nella natura aiuta la concentrazione. A sostenerlo sono un gruppo di ricercatori di un’università americana, che hanno condotto un esperimento con l’aiuto di insegnanti e studenti di una scuola elementare. Ebbene, l’esperimento ha dimostrato che le maestre erano costrette a richiamare gli studenti ogni 3,5 minuti in classe e ogni 6,5 minuti all’aperto. I ricercatori hanno ipotizzato così una sorta di “effetto natura” che stimola l’attenzione e aumenta la motivazione. Frequenti l’Università a Rieti e la stagione estiva non è per te il momento migliore per studiare? Allora prova a cambiare ambientazione e a scegliere parchi e aree verdi.

Studiare all’aperto: Parco Vittime 6 aprile 2009

Il primo posto che ti segnaliamo nella nostra guida “dove studiare a Rieti all’aperto” è il Parco Vittime 6 aprile 2009. Si tratta dell’area verde più grande della città, intitolata alle vittime del terremoto de L’Aquila. Forse, ne hai sentito già parlare perché proprio in questo parco si svolge ogni anno la festa dello studente. Si tratta di un’area verde molto grande, con un’estensione pari a ben due ettari e mezzo.

Puoi programmare una mattinata o un pomeriggio di studi e contare sulla presenza di un piccolo chiosco, dove prendere un caffè o una bibita durante la pausa.

Sei una mamma/papà alle prese con la ripresa degli studi universitari? Il Parco Vittime 6 aprile 2009 è sicuramente il posto ideale. Ti ritagli un pomeriggio di studio e porti con te i bambini perché nel parco ci sono dei giochi tutti per loro. Approfitta della possibilità di leggere o ripassare qualcosa, tenendo d’occhio i piccoli da una panchina.

Studiare nel verde a Rieti: Parco Il Coriandolo

Il secondo posto che ti segnaliamo è il Parco Il Coriandolo. Forse lo hai già sentito nominare perché in questo spazio verde si svolge uno degli appuntamenti sportivi più importanti della città: il Rieti Sport Festival. Di solito, la manifestazione ha luogo nel mese di giugno. Ti sconsigliamo, quindi, di programmare il tuo studio all’aperto in quel periodo. In ogni caso il festival dura in media 3/4 giorni, dopodiché puoi usufruire degli spazi verdi.

Ti suggeriamo il parco soprattutto se sei uno sportivo e vuoi approfittare del poco tempo a disposizione per studiare e fare un minimo di attività. Il Parco Il Coriandolo, infatti, dispone di un campo da basket. Studi un paio d’ore e poi ti concedi una meritata pausa facendo due tiri.

Dove studiare a Rieti all’aperto? Pineta di Colle San Mauro

L’area di Colle San Mauro è una sorta di polmone verde cittadino. Ti basta arrivare alla cinta muraria di Rieti e precisamente a Porta d’Arci, che dista solo 400 metri dalla pineta. Il comune ha attrezzato l’area con tavoli da pic nic e panchine. Potrai così usufruire del parco per organizzare sia lo studio che la pausa pranzo. Perché abbiamo inserito Colle San Mauro nella nostra guida su “dove studiare a Rieti all’aperto”? Se ti stai ponendo questa domanda, forse conosci il posto per la presenza di un parco avventura. Non ti stiamo proponendo di studiare e mettere contemporaneamente alla prova il tuo coraggio.

Usufruirai semplicemente della pineta con i pini austriaci, i lecci, gli aceri e carpini. Non è da sottovalutare neppure lo splendido panorama che si scorge da questo punto. Potrai godere, infatti, di una bella vista della Valle Reatina. Se sei alla ricerca di posti alternativi per lo studio, avrai sicuramente sperimentato l’aiuto supplementare alla concentrazione che deriva dal luogo prescelto per leggere, prendere appunti e ripassare. Avrai cioè testato in prima persona quanto sia importante studiare in ambienti con una buona luce naturale e postazioni scrivania ordinate e ben organizzate. Ti sarà capitato, forse, di imbatterti anche in guide che invitano a posizionare delle piante nella tua area studio. Se le piante sono così importanti per migliorare la piacevolezza dell’ambiente di studio, immagina quanto possa essere d’aiuto un luogo con pini, aceri e carpini e una magnifica vista.

Studiare fuori Rieti: il Lago del Salto

Hai un po’ di tempo a disposizione? Allora la destinazione consigliata per te è il Lago del Salto, il più grande specchio d’acqua artificiale del Lazio. Il lago dista una trentina di chilometri dalla città. Se raggiungi, per esempio, Porta d’Arci in Via Giuseppe Garibaldi, puoi imboccare la Strada Regionale 578 e arrivi a destinazione dopo circa 30 minuti in auto.

Abbiamo inserito questa destinazione nella guida “dove studiare a Rieti all’aperto” perché è il posto perfetto per lo studio domenicale. Di solito quando arriva il weekend, la motivazione tende a calare drasticamente. Dopo una settimana intera di studio o di studio e lavoro, è normale desiderare un’uscita o comunque un momento di pausa dalla routine. Se gli esami sono alle porte e non ti puoi permettere una pausa, prendi l’auto e raggiungi il Lago del Salto.

Potrai studiare avendo l’impressione di esserti ritagliato un momento tutto per te. L’area, infatti, è attrezzata e ben tenuta. Studi di fronte alla placidità delle acque del lago, mangi qualcosa e stai all’aria aperta. Lungo le sponde ci sono, infatti, diverse spiagge balneabili attrezzate con ombrelloni, sdraio, lettini e tavolini. Per usufruire di questi servizi devi raggiungere le località di Fiumata e Borgo San Pietro.

Se hai a disposizione un intero fine settimana, ti conviene rimanere un paio di giorni e abbinare lo studio alla visita del posto. Meritano sicuramente una piccola escursione i fiordi e le grotte che si aprono lungo il lago.

Fine settimana di studio all’aperto: Riserva Naturale Laghi Lungo e Ripasottile

La nostra guida “dove studiare a Rieti all’aperto” si conclude con la segnalazione della bella Riserva Naturale Laghi Lungo e Ripasottile. Si tratta di un territorio molto esteso che viene gestito da un consorzio di comuni, tra cui anche Rieti.

L’area protetta è caratterizzata da due piccoli laghi posti al centro della Conca di Rieti, solcata dalle acque del fiume Velino.

La riserva è davvero vicinissima alla città. Dista, infatti, circa 10 chilometri. Non hai bisogno quindi di ritagliarti molto tempo per lo spostamento. Potresti cioè raggiungere la riserva anche un pomeriggio qualsiasi in settimana e immergerti nella natura per ritrovare un po’ di solitudine e concentrazione.

Se sei in un momento di forte pressione e stress, ti consigliamo di dedicare alla riserva un fine settimana intero. Organizzi tutto in pochi minuti, ti fermi a dormire nelle strutture limitrofe e ritrovi l’energia grazie al contatto con la natura. Come forse già sai, una buona pianificazione dello studio prevede sempre delle pause. Non devi studiare per ore e ore senza concederti un attimo di riposo. Il cervello viene bombardato da eccessive informazioni che non è in grado di trattenere. Ecco perché la riserva è il luogo ideale. Hai cioè la possibilità di fare una pausa in un luogo meraviglioso e trarre il massimo vantaggio dallo studio all’aperto. Si tratta, infatti, di posti che offrono una flora e una fauna ricchissime e che sono dominati da una pace in grado di rigenerarti. Diversi studi sottolineano come il contatto con la natura favorisca la riduzione di ansia e stress, che tendono ad aumentare quando la vita cittadina non prevede mai qualche momento da trascorrere nel verde.

Se il tuo esame è alle porte e cominci a percepire un aumento dell’ansia, stacca la spina e dedicati al ripasso in un posto come la Riserva Naturale Laghi Lungo e Ripasottile.

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Quali sono le opinioni su Unicusano?

Sei in una fase decisionale sul tuo futuro universitario? Leggi le recensioni Unicusano. Le opinioni di studenti ed ex studenti ti consentono di scoprire tanti dettagli sui corsi, sui docenti e sulla formula e-learning. Puoi contare, infatti, sui resoconti delle esperienze dirette di studenti che stanno seguendo o hanno già concluso il percorso di studi a cui sei interessato.

Leggi qui di seguito i feedback sui diversi aspetti del funzionamento dell’università telematica e chiarisci tutti i tuoi dubbi.

Recensioni Unicusano: qualche info sull’università

Hai pensato all’università telematica perché lavori o non hai la possibilità di trasferirti presso l’ateneo? Se non hai ancora approfondito tutte le informazioni, ti proponiamo una breve panoramica.

Unicusano non prevede l’obbligo della frequentazione in presenza delle lezioni. Tutti i corsi dei docenti sono disponibili sulla piattaforma online, accessibile 24 ore su 24.

Potrai scegliere tra diverse facoltà, iscrivendoti alla laurea triennale o magistrale. I corsi attivi vanno da giurisprudenza a economia, da psicologia a scienze motorie, da ingegneria a scienze politiche e non solo.

Sai poco di ordinamento giuridico delle università telematiche e hai un dubbio sulla validità legale del titolo? Unicusano è stata ufficialmente riconosciuta dal MIUR (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) a seguito della pubblicazione del decreto legislativo del 17 aprile 2003. Questo significa che i titoli rilasciati hanno la stessa validità giuridica di quelli delle università non telematiche. Potrai, per esempio, partecipare ai concorsi pubblici della scuola, delle forze armate o delle amministrazioni locali.

Recensioni Unicusano Rieti

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Feedback Unicusano: la formazione a distanza funziona?

La formazione universitaria a distanza è per molti una novità. Tutto il percorso scolastico classico, infatti, si svolge in presenza ed è naturale essere titubanti.

I dubbi più diffusi riguardano l’utilizzo della tecnologia, il livello di concentrazione e la facilità di comprensione. Prima di iscriversi, molti si pongono domande come: la piattaforma è semplice da gestire? Si rimane concentrati con delle lezioni video? La qualità è buona oppure risente dell’assenza degli studenti in aula?

Dall’analisi delle recensioni Unicusano è emerso che gli studenti considerano la piattaforma semplice e intuitiva e le lezioni video un ottimo strumento didattico.

Molti sottolineano non solo la qualità del materiale, ma anche la possibilità di ascoltare e riascoltare le lezioni in modo da sciogliere eventuali dubbi o incomprensioni:

La piattaforma dove seguire le lezioni è veramente ben fatta, ho la possibilità di vedere le lezioni quando voglio e di scaricare le dispense e tutti gli altri materiali.

Recensioni Unicusano: si riesce davvero a conciliare studio e lavoro?

Se sei un lavoratore, il tuo interesse principale è la conciliazione studio-lavoro. Unicusano ha approntato la propria formula pensando proprio a questo aspetto. In effetti, puoi studiare e lavorare contemporaneamente perché la modalità telematica ti fa risparmiare moltissimo tempo. Come? Non vai ogni giorno in ateneo per seguire le lezioni, non hai necessità di trasferirti presso la sede di Rieti, non devi fare file interminabili in segreteria grazie allo snellimento delle procedure e hai la possibilità di rivolgerti ai tutor per qualsiasi problema. Il servizio di assistenza tramite tutor ti permette davvero di evitare intoppi dovuti a incomprensioni o dubbi. Questa figura, infatti, è sempre a disposizione, come sottolineano anche gli studenti nelle loro recensioni Unicusano:

Per me Unicusano è stata l’occasione di rimettermi in gioco e proseguire la mia formazione nonostante già lavorassi a tempo pieno.

 

I tutor ti seguono e ti supportano nello studio.

Opinioni Unicusano: i professori sono preparati?

I professori delle università telematiche sono vittime di un pregiudizio. Si è diffuso, infatti, un luogo comune secondo cui sono meno competenti dei docenti delle università statali. In realtà, questo preconcetto dipende in parte dalla giovane età dei docenti. Professori giovani, però, significa anche professori entusiasti e nel pieno dell’attività accademica. 

Unicusano tiene molto a sfatare questo luogo comune e seleziona con cura i docenti. Puoi verificarlo tu stesso dando un’occhiata ai curriculum. Ti basta accedere alla pagina della tua facoltà e cliccare sui singoli esami compresi nel piano di studi. Si apre subito una schermata con il nome del docente e il link al suo curriculum.

Tra l’altro, gli studenti stessi si dichiarano soddisfatti nei feedback. Dalla lettura delle recensioni Unicusano viene fuori che una delle qualità più apprezzate insieme alla competenza è la disponibilità:

Ho sempre trovato da parte dei docenti la massima disponibilità e attenzione alle mie esigenze.

 

I docenti sono preparati nelle loro materie, disponibili al dialogo e a qualsiasi chiarimento.

La laurea Unicusano facilita la ricerca di lavoro?

Temi di studiare senza un ritorno reale in termini di lavoro? Unicusano ti fornisce una formazione teorico-pratica. I corsi, infatti, sono tutti job oriented e il dialogo costante con il mondo del lavoro favorisce la formazione di professionisti in linea con le richieste delle aziende. Nei loro feedback gli studenti hanno dimostrato di apprezzare soprattutto la formula “Stage & Job Opportunities”, che permette di avere una prima esperienza già durante l’università. Le partnership instaurate con le realtà produttive locali e nazionali, infatti, sono un’ulteriore garanzia di apertura al mondo del lavoro.

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

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